Palermo. Tredici novembre duemilaotto. Sulle strade vediamo tanti manifesti nei quali più o meno è scritto: “I turisti arrivano curiosi, facciamoli tornare con entusiasmo”. Si sa, Palermo è una città bellissima, come bellissima è la Sicilia intera. Mare e spiagge, e montagne. E tante tradizioni. Tutto ci porta ad amare la nostra isola.
Noi siamo due giovani siciliani, curiosi di scoprire questa terra e man mano che la esploriamo abbiamo sempre meno entusiasmo di rimanerci.
La campagna pubblicitaria in realtà vuole essere educativa, visti i numerosi scippi ai turisti, però noi la parola entusiasmo riusciamo a collegarla male con questa città, a meno che non la si veda solo da fuori, con gli occhi dei turisti appunto.
Siamo due giovani siciliani e un po’ come ogni siciliano il nostro animo è diviso fra l’orgoglio e la vergogna di esserlo. Perché, se è pur vero che la nostra terra è potenzialmente piena di ricchezze da offrire, altrettanto vero è che a noi giovani offre ben poco per costruirci un futuro e realizzarci.
L’Italia è in crisi, non solo economicamente, ma anche socialmente, moralmente. Ogni governo che sia di destra o di fantomatica sinistra dà il suo colpo di pala per scavarci la fossa e lo fa con una bella riforma al sistema dell’istruzione.
Lo sanno tutti e le dittature ce lo hanno insegnato, il primo passo per l’assoggettazione di un popolo è la manipolazione della sua istruzione e della conseguente cultura.
E capita anche per caso che due giovani neolaureati si incontrino e scoprano di avere entrambi lo stesso sogno: andare in Spagna.
Un sogno che sarà non più il sogno di Michele e il sogno di Donatella, ma il loro sogno, quello per cui lotteranno insieme ogni giorno, affinché diventi realtà.
Cervellinfuga non perché abbiamo la presunzione di essere due cervelloni. Semplicemente perché siamo due persone con tante ambizioni e tante idee e riteniamo di avere tutte le capacità per poterle realizzare e, soprattutto, pensiamo di avere anche tanto da offrire alla società.
E non abbiamo nemmeno l’illusione che la Spagna sia la nostra America. Piuttosto crediamo che, al contrario del nostro Paese, offra più opportunità ai giovani e noi lì vogliamo andare per vivere e costruire il nostro futuro.
Tra quarantotto ore cammineremo per le strade spagnole, insieme, per la prima volta, e nelle nostre piccole menti ci sarà già spazio per il primo post di fuga. Una fuga di quattro giorni. E racconteremo poi la Spagna, politicamente e socialmente, vista qui dall’Italia, per poi continuare una volta che saremo lì a raccontarvela e, magari, raccontare come viene visto il nostro Paese dagli spagnoli.